Smart Factory: gestire la produzione locale su scala globale

Smart Factory: local production, controlled anywhere
Marginal Column
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Marzo 2016

 

La risposta alla crescente varietà di versioni, alle minori dimensioni di lotti e all’enorme volatilità della domanda si chiama Smart Factory. Tuttavia, la fabbrica intelligente non è soltanto ottimizzata per la produzione locale, ma anche integrata a livello internazionale.

Robot e persone che lavorino di comune accordo, senza barriere divisorie? Parti e portapezzi che comunichino autonomamente con la macchina? Tutto ciò è già realtà pratica al giorno d’oggi. Postazioni di lavoro che sappiano identificare l’operatore tramite tag Bluetooth, per allinearsi alle sue impostazioni specifiche? Anche per questo esistono già applicazioni pilota. Questi tre esempi dimostrano come il percorso verso la fabbrica del futuro sia già stato intrapreso; tuttavia, in futuro, le reti di produttori e di fornitori verranno integrate anche a livello internazionale. Gli effetti della Smart Factory, quindi, sono destinati a varcare le mura della singola fabbrica. La peculiarità della Smart Factory consiste nell’integrazione di tutti gli elementi di una fabbrica mediante tecnologie Internet, che consentano a macchine, persone e prodotti di comunicare fra loro. L’intelligenza decentralizzata, quindi, diventa un nuovo, cruciale elemento di gestione per tutti i processi all’interno della fabbrica. Tutto questo si può sintetizzare nel seguente modo: il pezzo in lavorazione è univocamente identificabile, mediante un apposito supporto dati integrato. In tale modo, la postazione di lavoro può registrare quali siano le prossime fasi di lavorazione da svolgere e quali componenti vadano montati, in quale sequenza. Poiché la postazione di lavoro riconosce la parte attualmente in lavorazione, essa può guidare l’operatore con una procedura Pick by Light, indicandogli le prossime parti che egli dovrà installare. Ad esempio, l’avvitatore intelligente del caso viene automaticamente impostato sulla coppia appropriata. Grazie alla comunicazione digitale, tutti gli attori in gioco all’interno dello stabilimento ricevono le necessarie informazioni aggiornate: potendo ad esempio rilevare in un colpo d’occhio lo stato degli ordini, oppure ricevere automaticamente messaggi di avviso in caso di anomalie o laddove vi sia rischio di bottleneck. Nelle reti produttive internazionali, in futuro ciò sarà possibile anche oltre i confini nazionali, consentendo ai Production Planner di gestire la produzione locale su scala globale, adattandola alle condizioni sul campo.

Occorrono standard globali

“Prima di raggiungere tutto questo, dovremo affrontare essenzialmente due sfide”, ci spiega Steffen Haack, Membro del Consiglio d’Amministrazione Bosch Rexroth. “Da un lato, occorre che si affermino standard aperti a livello globale; dall’altro, dobbiamo ulteriormente lavorare sulla sicurezza dei dati”. Peraltro, molti degli elementi necessari alla Smart Factory sono già disponibili: ad esempio, appositi sensori trasmettono lo stato di ciascuna stazione; azionamenti intelligenti consentono l’interrogazione diretta; software di tipo appropriato raggruppano e consolidano tutti i dati, creando una solida base d’informazioni. Purtroppo, tuttavia, alcuni di questi moduli ancora non si comprendono fra loro. Quello che ancora manca sono standard di interoperabilità validi su scala globale, per abbattere le barriere fra i vari linguaggi. In ogni area del mondo, però, si sta lavorando intensamente ai quadri normativi necessari: è prevedibile che, nel medio termine, le soluzioni arriveranno. Ed anche negli ambiti Safety e Security, numerosi gruppi di lavoro stanno operando per elaborare soluzioni che offrano la necessaria sicurezza in tutti gli ambiti. Non da ultimo, appositi Comitati nazionali si stanno occupando delle condizioni quadro a livello giuridico. Esperti del settore, come il Professore Detlef Zühlke, ritengono occorrerà ancora un decennio, prima che la fabbrica intelligente si affermi a livello generale (vedi l’intervista a pagina 13). E ciò non solo per le varie questioni ancora aperte, ma anche per il fatto che, negli impianti di produzione, un retrofitting sia spesso consigliabile soltanto dopo sei-sette anni di funzionamento. Ma anche prima che tutte le questioni vengano adeguatamente