“Lavorare in team è sempre più importante.”

“Team spirit will increasingly take center stage.”
Marginal Column
Prof. Dr.-ing. Dr. h. c. Albert Albers

Prof. Dr.-ing. Dr. h. c. Albert Albers has headed IPEK, the Institute of Product Engineering at the Karlsruhe Institute of Technology (KIT) since 1996. With regard to teaching, his work involves the restructuring of the curriculum and the targeted implementation of new teaching methods, which integrate the mediation of non-professional and social skills in the training in the field of design and product development. For this purpose, he has developed and implemented a holistic approach known as the “Karlsruhe teaching model for product development”.

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Marzo 2016

 

Reparti Sviluppo Prodotti e Progettazione più dinamici e innovativi:questa la sfida che propone il Professore Albert Albers. L’ esperto ci anticipa quali sono i cambiamenti e come affrontarli.

Attualmente, quella dell’inventore solitario è ormai una figura romantica: come ritiene si presenterà, in futuro, il lavoro del progettista?

Lavorare in team sarà ancora più importante. Infatti, in futuro, un geniale Archimede Pitagorico non potrà più offrire la profondità di specializzazione che occorre. Gli specialisti devono riunire le loro conoscenze portandole ad un livello comune, da cui potranno poi nascere le innovazioni. Il progettista, o lo sviluppatore di software, non creano la soluzione da soli, ma solo in collaborazione con altri, il che presuppone grandi capacità di comunicazione. Inoltre, ci occorre un nuovo modo di ragionare: ancora oggi, il progettista si aspetta un capitolato, sulla cui base egli possa offrire soluzioni. In futuro, le cose andranno diversamente: egli, infatti, dovrà considerare le possibili variazioni dell’ambiente del prodotto, tecniche ed economiche, sin dalla fase di sviluppo. A tale scopo, egli dovrà ragionare in modo diverso da cliente a cliente e guardare al capitolato in base alle ragioni del cliente, mirando suo vantaggio

Quali saranno, nei prossimi anni, i maggiori fattori propulsivi di questo cambiamento?

In questi ultimi anni, prodotti e processi hanno già visto grandi cambiamenti, in molti settori: nuovi materiali e nuovi sistemi – meccatronici, adattronici ed optoelettronici – vengono già adottati, così come nuovi approcci digitali, nei processi e nelle tecniche di produzione, o nuove possibilità di automazione. Tutto ciò, naturalmente, riguarda molto da vicino i progettisti, chiamati a sviluppare i prodotti in prima persona. La combinazione di nuove tecnologie, tratte da diversi ambiti disciplinari, offre loro possibilità interamente nuove per creare soluzioni di prodotto innovative. Tuttavia la crescente interazione fra mondo fisico e virtuale rende i prodotti sempre più complessi. Questo, però, non comporta soltanto maggiore complessità, ma offre anche nuove potenzialità: perciò, i reparti Sviluppo Prodotti dovranno diventare molto più agili.

Occorrono approcci e strumenti, per raggiungere l’obiettivo?

Sì. Negli approcci metodici, affronteremo un cambio di paradigma. Da molto tempo, nella ricerca ci si affida all’approccio stile “tabula rasa”, iniziando sempre da zero; in realtà, però, nell’ambito sviluppo, le aziende partono sempre da generazioni di prodotti. Tale concezione richiede e consente nuove metodologie, procedure e strategie, che possono impegnare l’agilità necessaria. Da 15 anni inseguiamo invano l’obiettivo di ottenere uno strumento universale. In futuro, tuttavia, ci occorreranno anche forti competenze da molti ambiti diversi – e con molti strumenti diversi. Dobbiamo, quindi, integrare tutte queste conoscenze interdisciplinari: a tale riguardo, trovo che un approccio molto avanzato sia il Model-based Systems Engineering (MBSE)*. Ciò che ancora manca sono le interfacce con i modelli specialistici, come ad esempio i modelli di prodotto CAD. Mi aspetto, inoltre, che in futuro potremo estendere anche a macchine e veicoli il modo in cui sviluppiamo i software: in altri termini, i clienti verranno coinvolti già in fase di test, mediante versioni Beta. La sfida, naturalmente, è di enormi proporzioni, data la sempre maggiore complessità e dati i molti sottosistemi, che a loro volta devono confluire in sistemi maggiori.

Com’è possibile garantire la sicurezza di tutto questo?

Sviluppare a livello puramente virtuale, ossia una modellizzazione fisico-matematica, non è sufficiente per verificare i rischi dell’esercizio reale: perciò, vedo grandi opportunità nel far convergere complesse simulazioni real time e rappresentazioni fisiche. Si può già notare un megatrend: già nelle primissime fasi dello sviluppo prodotti, possiamo lavorare con rappresentazioni fisiche, ad esempio con il Rapid Prototyping. È qualcosa che cambierà in profondità i processi di sviluppo. Ed anche in questo caso, il progettista giocherà un ruolo di primo piano.

Come deve reagire a tali cambiamenti l’ambito della formazione?

Consideriamo tale complessità tecnologica e di management anche nell’ambito formazione; tuttavia, non dobbiamo focalizzarci sulle sole conoscenze specialistiche, indubbiamente importanti, ma anche su quelle sociali. Ci occorrono, senz’altro, solidi presupposti basilari, ma accanto ad essi dobbiamo anche trasmettere ad un nuovo livello le necessarie competenze tecnologiche trasversali, all’insegna del “Systems Engineering”. Inoltre, dobbiamo rinunciare alla pretesa di totalità: non possiamo veicolare tutto. È, invece, necessario un ambiente di apprendimento attivo, in cui i docenti assumano il ruolo di “facilitatori dell’apprendimento” per team di studenti.

L’Industry 4.0 è un argomento ancora molto fluido; come si può, ciononostante, prendere già oggi le giuste direzioni?

Le aziende devono ragionare in anticipo sulle potenzialità, investire in ricerca a questo scopo e creare reti con università, fornitori, clienti e partner; occorre, poi, verificare se i processi aziendali consentano la necessaria agilità. E occorrerà anche adattare i vari profili di competenza ai mutati requisiti. In tale campo ritengo vi sia grande necessità di corsi formazione, ad esempio per l’ambito MBSE. Per molto tempo, il “Lifelong Learning” è stato un semplice slogan; tuttavia, per arrivare all’Industry 4.0, diventerà indispensabile. Dopotutto, sono le persone a creare le innovazioni: perciò, dobbiamo coinvolgerle e prepararle a tutto questo. È un lavoro che possiamo iniziare già oggi. Gli approcci sono molti e interessanti: ora, occorre portarli nelle aziende. Ed anche questa sarà una grande sfida: dovremo, infatti, mettere intenzionalmente in discussione anche cose che finora abbiamo fatto con successo.

*L’acronimo “MBSE” identifica l’adozione di modelli generalizzati, interpretabili da computer, nello sviluppo di sistemi multidisciplinare: ciò consente di ottenere modelli intelligenti ed integrati, che, per così dire, “siano al corrente l’uno dell’altro”.