Uomo e macchina: quasi amici

Humans and machines: the best of friends
Marginal Column
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Luglio 2016

 

Nell’odierna produzione integrata, l’interfaccia uomo-macchina riveste sempre maggiore importanza. Affinché i protagonisti della fabbrica intelligente possano davvero interagire al meglio e senza rischi, essi devono trovare un linguaggio comune, che consenta una comunicazione intuitiva ed esente da errori.

Se un tempo bastava premere un tasto sul controllo macchina, in futuro tutto sarà enormemente diversificato. L’interfaccia uomo-macchina (HMI – Human-Machine Interface) diventerà sempre più pratica, intuitiva e semplice da usare. Nei laboratori e sul campo, già oggi si sta guardando a nuove possibilità di comunicazione: dallo smartphone al tablet, fino ai dispositivi wearable come gli occhiali per dati, affinché uomo e macchina possano incontrarsi senza alcun timore.

Toccare lo schermo e scorrerlo con un dito

Innanzitutto, nulla è più semplice che trasferire sulle unità di controllo industriali i gesti con cui abitualmente utilizziamo smartphone e tablet: la persona tocca lo schermo, oppure lo scorre con un dito, l’interfaccia traduce il contatto in impulsi e la macchina comprende il comando. I sistemi touch, quindi, consentono una comunicazione uomo-macchina pratica e sicura; possono operare anche in ambienti industriali, sono resistenti e durevoli, risultando strumenti efficaci per impianti di produzione stazionari. Così, i tablet si trasformano in pannelli di controllo per la macchina. E in futuro, ad essi si affiancherà un sempre maggior numero di app, soprattutto per Customer Care, manutenzione e documentazione tecnica dei prodotti. Ed anche le applicazioni Augmented Reality, o l’impiego di dispositivi wearable, hanno già compiuto i primi passi: ad esempio, i dati macchine vengono eseguiti nel cloud e l’operatore riceve i messaggi di stato sul suo smartwatch o sugli occhiali per dati.

Mimica, gestualità, emozioni

Intuitiva, semplice e univoca: i progettisti dell’interfaccia uomo-macchina sono chiamati a conferire tutte queste caratteristiche.

Attualmente, i ricercatori stanno lavorando per arrivare ad un rilevamento e ad un’interpretazione affidabili di mimica, gestualità e delle stesse emozioni. Perfino gli impulsi cerebrali vengono rilevati, mediante appositi neurosensori, per interpretare l’intenzionalità della persona umana. L’MIT Media Lab, Facoltà dello statunitense Massachusetts Institute of Technology, percorre invece un’altra strada: i suoi ricercatori stanno sperimentando sull’interazione con una sfera sospesa nello spazio mediante un campo magnetico. La sfera si può afferrare e spostare; un computer registra ogni movimento. Ciò consente di registrare movimenti nello spazio tridimensionale e di riprodurli a piacimento. Gli scienziati stanno lavorando perfino alla comunicazione linguistica fra uomo e macchina: analogamente agli assistenti vocali degli smartphone, infatti, le macchine del futuro potrebbero reagire ai comandi a voce. Se, poi, questa sia la soluzione giusta nei rumorosi padiglioni di fabbrica, resta ancora da stabilire.

Posizione, consistenza, caratteristiche

Non solo nell’industria, ma anche nelle macchine operatrici mobili, il futuro dell’HMI è già iniziato: ad esempio, tramite GPS, sistemi di posizionamento ad alta precisione indicano il percorso ottimale alle raccoglitrici per barbabietole o alle mietitrebbie; appositi display a programmazione libera segnalano tutto l’essenziale all’operatore e il comando della macchina avviene tramite comandi robusti, sicuri ed ergonomici.

Oppure, nei rulli stradali, appositi sensori sorvegliano tutti i parametri durante la compattazione del terreno.

Attualmente è in sperimentazione una macchina che, presto, potrà perfino stabilire la procedura più adatta: l’operatore dovrà soltanto, ad esempio, impostare coordinate e volume dello scavo da effettuare, dopodiché l’escavatrice trasformerà i dati in un’efficiente strategia di lavorazione.