Integrare ed investire: passo dopo passo verso l’Industry 4.0

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Novembre 2015

 

Per integrare l’intera catena di creazione del valore, occorrono ancora grandi sforzi; tuttavia, ne vale la pena.

Nel 2008, per la prima volta, nel mondo gli oggetti integrati in rete hanno superato il numero di abitanti sul pianeta. E da oggi al 2025, si prevede che arriveranno a 50 miliardi, dall’autovettura sino alla macchina di produzione. Le opportunità offerte all'economia da questa connessione fra il mondo fisico della produzione

e quello virtuale delle tecnologie informatiche sono

enormi: probabilmente, persino la “dimensione lotto 1” si potrà realizzare alle stesse condizioni della produzione di grande serie.

Processi e scorte si ottimizzeranno autonomamente e costantemente, i costi di realizzazione e il consumo delle risorse andranno a ridursi, le potenzialità d’innovazione cresceranno. Secondo la società di consulenza aziendale McKinsey, il valore aggiunto di tutto questo in termini economici sarà di undici miliardi di dollari nell’arco di dieci anni*.

Pronti per il valore aggiunto

Il passaggio verso l’Industry 4.0, alla luce dei vantaggi, è qualcosa di molto logico: vale quindi la pena investire in questo ambito, anche quando, sulle prime, gli investimenti appaiono notevoli. In un recente

studio, la società di consulenza aziendale Roland Berger** prevede che, nei prossimi quindici anni, le aziende europee dovranno investire, nell’insieme, 1,35 miliardi di euro nei necessari sviluppi tecnologici, organizzativi e giuridici. Per contro, a tutt’oggi

la terza Rivoluzione Industriale, ossia l’automazione dei processi di produzione mediante l’elettronica e le tecnologie informatiche, non si è ancora realizzata per intero: sebbene infatti la digitalizzazione a livello macchina sia ormai pressoché compiuta, quantomeno in Europa, nei processi aziendali sono ancora in uso molte diverse soluzioni individuali. Soprattutto nell’ambito software, occorrono soluzioni per uno scambio generalizzato di informazioni, siano esse tecniche o finalizzate all’economia aziendale. Per consentire una

reale integrazione, occorre inoltre padroneggiare tecnologie complesse, verso un’automazione intelligente di intere reti di valore aggiunto, mediante sistemi ciberfisici. A fronte di simili sfide, la ritrosia delle piccole e medie aziende è senz’altro comprensibile; tuttavia, vari esempi pratici dimostrano chiaramente come, passo

dopo passo, l’Industry 4.0 sia effettivamente realizzabile (l’articolo a pagina 12 delinea alcuni spunti al riguardo).

Al centro: le persone

In tutti questi cambiamenti, le persone rivestono un ruolo cruciale: come utenti, come parte attiva e come fattore decisionale. Il mondo del lavoro cambierà, questo è fuori discussione; tuttavia, lo spettro spesso evocato della fabbrica senza più esseri umani non si concretizzerà.

Il lavoro nella fabbrica integrata sarà più complesso, ma anche più versatile. Le tecnologie saranno d’aiuto all’uomo in una misura senza precedenti: uomo e macchina lavoreranno di pari passo e i processi più semplici si svolgeranno in modo automatico.

Verranno visualizzate le informazioni necessarie a pianificare e a coordinare, affinché si possa decidere

anche in ambienti di produzione complessi.

Appositi sistemi di assistenza digitali raccoglieranno tutti i dati, per poi selezionarli e prepararli opportunamente, ma l’ultima parola spetterà sempre alle persone.

Standard open source su scala globale

Affinché tutti i sistemi parlino la stessa lingua, occorre stabilire standard open source su scala globale: numerosi comitati e gruppi d’interesse stanno già operando in questa direzione. In ambito UE, sono attualmente in corso varie iniziative: una di queste è la Piattaforma Tedesca per l’Industry 4.0, che promuove l’argomento su incarico del Governo Federale. Negli Stati Uniti, l’Industrial Internet Consortium, fondato a marzo 2014, raccoglie già sotto la sua egida numerosi player internazionali. “Dal punto di vista di Bosch Rexroth, l’evoluzione verso l’Industry 4.0 ruota attorno a due temi cruciali”, ci spiega Steffen Haack, Membro del Consiglio d’Amministrazione di Bosch Rexroth responsabile per la Business Unit Industrial Applications e per il settore Sales. “Da un lato si tratta di far

evolvere l’automazione, soprattutto mediante interfacce open source e standard comuni; dall’altro, far nascere da queste discussioni idee nuove, per ottenere processi di produzione e modelli aziendali rivoluzionari”.

Realizzare il fattibile secondo l’opportuno

Dove automazione ed informatica crescono assieme, occorrono anche i partner adatti: poche aziende, infatti, padroneggiano a dovere entrambi gli ambiti. Le competenze del mondo informatico e dell’industria delle produzioni vanno correlate con intelligenza e i vari partner devono sviluppare assieme soluzioni, prodotti, offerte e i relativi modelli aziendali. “Se un fornitore di tecnologia di automazione punta a sviluppare un modello aziendale conforme all’Industry 4.0, dovrà dapprima familiarizzare con gli schemi e le ragioni

di essere proprie delle tecnologie Internet”, sottolinea

Wolfgang Blome, dell’agenzia di consulenza aziendale Blome+Partner (di tutto questo tratta anche l’intervista a partire da pagina 13).

“Inoltre, dovrà ragionare su quanto utilizzare di tutto questo per l’automazione di fabbrica”. Per ottenere un vantaggio economico, non basteranno più i prodotti personalizzati: le aziende dovranno saper rendere utilizzabili i dati. Qui, tuttavia, è opportuno procedere

per gradi, affinché il fattibile si realizzi se e dove opportuno.