Marginal Column

Un sistema di trasferimento TS 2 della prima ora.

A ciclo continuo

Dogumoba e l’asola senza fine: i sistemi di trasferimento nell’arco del tempo.

 

La tendenza verso l’automazione venne riconosciuta dagli ingegneri del Gruppo Bosch fin dai primi anni Trenta e questi tecnici hanno saputo come sfruttarla a dovere: le soluzioni per il trasporto dei componenti su appositi portapezzi vengono affinate nelle officine per macchine speciali, riparazioni di macchine, costruzioni e manutenzione di mezzi d’esercizio.

La produzione automatizzata si afferma definitivamente con il primo “Dogumoba”: questo sistema, il cui acronimo in tedesco significa “Nastro di montaggio a doppia cinghia” (Doppelgurt-Montageband), nasce nel 1963 e rappresenta il capostipite dei moderni sistemi di trasferimento. Realizzato integralmente in acciaio, si è dimostrato particolarmente longevo: alcuni dei nastri sono tutt’oggi ancora in funzione. Con le debite evoluzioni, a partire dal 1970 questa soluzione andò ad equipaggiare postazioni di lavoro, automatizzate e di processo.

Troppe modifiche

Sul “Dogumoba” tornano anche i profilati estrusi in alluminio Bosch, attualmente ben conosciuti nell’assortimento dell’azienda: la necessità di applicare sensori, elementi di commutazione ed accessori alle linee di trasporto richiedeva in precedenza di praticare numerosi fori nei supporti e nei telai in acciaio. Ciò, tuttavia, rendeva difficili eventuali modifiche ad esercizio in corso, quali ad esempio lo spostamento dei sensori. Ma un’idea geniale, l’”asola senza fine”, ha reso superfluo tutto questo: questo intaglio consente ora di applicare più agevolmente elementi aggiuntivi alla linea di trasporto e di spostarli senza grande sforzo. Supporti e saettoni trasversali standardizzati sono i primi componenti ad entrare nel sistema modulare di elementi base per meccanica, costituendo la base per il primo sistema di trasferimento modulare TS 2.

I moduli consentono di realizzare le linee di trasferimento in modo rapido e personalizzato, oltre a presentare una struttura sensibilmente più compatta. Presto verranno realizzati sistemi concepiti per diverse categorie di peso: il TS 1 per i compiti meno gravosi, fino a 3 kilogrammo, il TS 2plus per pezzi fino a 100 kilogrammo e il TS 4plus per prodotti fino a 250 kilogrammo. Il sistema modulare cresce di pari passo con gli impianti: gli ingegneri, infatti, si mantengono al passo coi tempi, adattando le linee alle attuali condizioni di produzione.

Negli anni Ottanta, le parole d’ordine sono “Job Enrichment” e “Job Enlargement”: i contenuti delle mansioni vengono estesi e la divisione del lavoro viene ridotta, al fine di umanizzare il mondo del lavoro come richiesto dalla società. E tutto ciò si riflette sul layout degli impianti: vengono infatti introdotte postazioni di lavoro indipendenti dai cicli e vengono integrate linee di accumulo.

Una linea snella

All’inizio degli anni Novanta, giunge il momento della “Lean Production”: ciò che occorre sono ora processi snelli. Gli impianti complessi e ad alto grado di automazione subiscono quindi un “dimagrimento”, sostituiti da unità di più agevole gestione. Da allora, nastri di lunghezza ridotta, dotate di azionamenti più piccoli, vanno ad ampliare il portafoglio modulare di prodotti disponibili. Dati i brevi cicli d’innovazione del settore elettronico, anche i sistemi di trasferimento devono mantenere il passo: in quest’ottica, ci si concentra su flessibilità e riutilizzabilità. I progettisti, cogliendo i segnali provenienti dai Clienti, utilizzano materiali moderni, al fine di ridurre i costi d’esercizio.

Prendono così forma azionamenti di rendimento superiore, con speciali materiali di scorrimento sui portapezzi, che riducono l’attrito e richiedono quindi minori potenze. Oggi, il sistema di trasferimento TS 2pv può perfino trasportare i delicatissimi pannelli in vetro per impianti fotovoltaici da una postazione di lavoro alla successiva, in tutta sicurezza. In sintesi, sebbene il settore sia in continuo sviluppo, anche in futuro Rexroth troverà nel sistema modulare i componenti più appropriati.