Diamo una chance alla città

Marginal Column

Fonti:

Agenzia Federale Tedesca per la Formazione Politica, *Dossier sulle megacity,

www.bpb.de

UNHABITAT, Programma d’Insediamento delle Nazioni Unite, www.unhabitat.org

National Academy of Engineering, Megacities and the Developing World, www.nae.edu

UrbanTec, Smart technologies for better cities, www.urbantec.de

Le megacity come Lagos, Mumbai o Mexico City, pur creando numerosi problemi, esercitano una grande forza di attrazione sulle persone.

 

Gli esperti non concordano esattamente sul quando, ma in un certo momento fra il 2007 e il 2008, per una frazione di secondo, esattamente la metà della popolazione mondiale viveva in campagna, l’altra metà in città. E da quel memorabile istante, la tendenza vede una sola direzione: il futuro delle persone si svolgerà nelle città. Per il 2030, secondo le stime del Programma d’Insediamento delle Nazioni Unite “UNHabitat”, nelle città potrebbe vivere fino al 70% della popolazione mondiale. Una tendenza letteralmente travolgente: le maggiori rappresentanti della categoria “città” oltrepasseranno i loro confini, diventando “megacity”, mentre le metropoli cresceranno fino a diventare “megalopoli”.

Per esprimere il tutto in cifre, una megacity, secondo la definizione delle Nazioni Unite, è un comprensorio urbano da oltre dieci milioni di abitanti. E se nel 1950 esistevano soltanto due megacity, New York e Tokyo, nel 2000 erano già più di venti. Quanto a oggi, varie fonti indicano fino a quaranta città assurte al rango di megacity, con tendenza al rialzo. Al primo posto indiscusso fra tutte le megalopoli si trova il comprensorio di Tokyo, con oltre 35 milioni di abitanti.

L’elenco delle “piccole” megacity, da circa dieci milioni di abitanti, si allunga sempre più, soprattutto in Asia, ma anche il numero delle città medie, da oltre un milione di abitanti, va crescendo massicciamente: per il 2015, le Nazioni Unite stimano che nel mondo le città di tale categoria saranno più di trecento. Gli esperti, tuttavia, concordano sul fatto che le fonti citate riguardo all’urbanizzazione non siano sempre ben verificabili; inoltre, molti dati numerici sono invecchiati più velocemente di quanto documentato.

Una grande forza di attrazione, nonostante gravi problemi

Le megacity sono dei contrasti fatti di pietre, acciaio e teloni in plastica. Da un lato, nella struttura interna, la maggior parte dei grandi agglomerati urbani vive un’esistenza ai limiti: la loro crescita, spesso incontrollata, è causa di problemi economicoecologici e sociali; molte megacity devono lottare con caos, povertà e problematiche ambientali. Dall’altro, le megacity continuano ad attirare grandi quote di popolazione: in Sud Corea, ad esempio, già circa metà di tutti gli abitanti del Paese vivono in una sola città, Seul.

E nonostante tutti i problemi, molto probabilmente le città sapranno creare infrastrutture funzionali alla presenza di molte persone: non soltanto come spazi in cui vivere, ma anche come spazi economici. Per citare un altro esempio, a Dacca, capitale del Bangladesh, vivono 13 milioni di abitanti, ossia appena il 9% circa della popolazione totale, ma tale quota di popolazione produce oltre il 60% del Prodotto Interno Lordo dell’intero Paese.

Un dossier dell’Agenzia Federale Tedesca per la Formazione Politica si spinge ancora oltre, concludendo che proprio le megacity contribuiscono a risolvere problematiche cruciali per l’umanità, o che, quantomeno, le possono attenuare: “Quali impatti vi sarebbero sull’ambiente se la pressione della popolazione non venisse mitigata dalla concentrazione? Nemmeno la Cina, nonostante l’enorme ritmo di crescita, può fornire alla popolazione rurale servizi adeguati quanto a scuole, medici e ospedali.”

La capacità inventiva assicura la sopravvivenza

Su che cosa si basano questa forza e questa capacità di sopravvivenza, evidentemente così forti nelle grandi città? Il Programma d’Insediamento delle Nazioni Unite “UNHabitat” indica, fin dal 1996, che l’autorganizzazione è l’elemento basilare delle città. L’esperto di urbanizzazione Dr. Rüdiger Korff* dell’Università di Passau parte a sua volta dal presupposto che la sopravvivenza della città non si basi tanto sul controllo e sulla pianificazione statali, quanto sulla capacità inventiva dei suoi abitanti: “Una città dinamica e interessante da vivere non si può creare con la pianificazione, né con l’economia di mercato, ma può nascere soltanto grazie alle donne e agli uomini che la abitano.”

Oltre a tutto ciò, infrastrutture fondamentali ben funzionanti giocheranno un ruolo decisivo per il futuro delle città e dei loro abitanti. Le problematiche di approvvigionamento, smaltimento e trasporto richiedono nuove soluzioni. Efficienza energetica, tutela del clima, infrastrutture di trasporto, riciclo dei rifiuti e approvvigionamento idrico sono i pilastri sulla cui base le moderne città possono continuare a crescere. Entro il 2030, secondo le stime dell’OCSE, occorrerà investire in tali settori oltre 30 miliardi di euro: un’opportunità immensa per l’economia mondiale – e per il 70% dell’umanità, che allora vivrà ormai in spazi urbani.