AEC: la grande sconosciuta in Asia

Marginal Column

In Asia è nata una nuova grandezza economica: la Comunità Economica dell’ASEAN.

 

All’ombra delle note regioni in crescita come Cina e India è nata una nuova area di libero scambio, non ancora molto conosciuta: la Comunità Economica dell’ASEAN, altresì nota con l’acronimo AEC. Entro il 2015 la Comunità degli Stati del Sud-Est Asiatico si costituirà in una zona economica con 600 milioni di utenti. Nel 2007 i leader degli stati-membri dell’ASEAN si accordarono per costituire l’AEC. L’obiettivo di Brunei, Indonesia, Cambogia, Laos, Malesia, Myanmar (Birmania), Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam consiste nel creare una zona economica senza alcun confine per lo scambio di merci e servizi. Anche la circolazione dei capitali e di manodopera qualificata dovrà essere libera.

Un mercato con 600 milioni di persone

Si tratta di cifre impressionanti: almeno 600 milioni di persone vivono nei dieci stati dell’ASEAN, circa 100 milioni in più rispetto a quelle che abitano l’Unione Europea. Il ceto medio cresce rapidamente e il suo fabbisogno di prodotti di consumo e tecnologie occidentali è elevato. Nonostante una lieve flessione, con un crescita pronosticata del PIL tra 5,7% e 6,4%, gli stati dell’ASEAN possono essere annoverati tra i leader mondiali.

La quota della regione per quanto concerne il commercio mondiale si attesta verso il 6%, una cifra considerevole: basti pensare che la quota della Cina ammonta al 10%. Quasi tutti gli stati dell’ASEAN, negli anni passati, hanno liberalizzato la loro economia e si sono aperti al mercato mondiale. Anche nel commercio tra gli stati-membri economicamente più importanti sono già cadute molte frontiere.

“La circolazione delle merci tra Thailandia, Indonesia, Filippine, Malesia, Singapore e Brunei è già in gran parte esente da dazi”, sottolinea Rajiv Biswas, Senior Economist per l’Asia e il Pacifico di IHS Global Insight di Singapore. “Le altre nazioni seguiranno entro il 2015.” L’abolizione degli ostacoli nell’ambito delle prestazioni di servizi è ancora oggetto di trattative.

Già oggi gli stati dell’ASEAN, con una circolazione di merci e servizi per un valore di 175 miliardi di euro, rappresenta il settimo più grande partner dell’EU. Al contempo, con quasi l’11%, l’Europa è il principale partner commerciale dell’ASEAN dopo la Cina. Sia che si tratti di estrazione di materie prime, agricoltura o industria elettronica: proprio per un’industria focalizzata sulla qualità, soprattutto per il ceto medio, le possibilità si prospettano “enormi”, afferma un insider. “In molti degli stati dell’ASEAN si riscontra una grande necessità di recuperare nell’ambito della costruzione di infrastrutture. Macchine e impianti “made in Germany” sono, ad esempio, molto richiesti.”

E naturalmente anche le energie rinnovabili e la tecnologia ambientale. Malesia e Indonesia hanno attribuito la massima priorità alla riduzione delle emissioni di CO2. Ma anche gli stati dell’ASEAN, dai quali a prima vista non ci si attenderebbe assolutamente un comportamento del genere, hanno a cuore la tutela dell’ambiente: il Myanmar, ad esempio, vuole costituire una industria ittica basata su principi organici, per approfittare della crescente domanda in Europa di frutti di mare prodotti in modo sostenibile.

Molteplicità con ostacoli

Gli stati dell’ASEAN, che si tratti di una giovane democrazia come l’Indonesia, del Vietnam comunista o di Singapore, attento alle esigenze economiche, non potrebbero essere più diversi. Questa molteplicità economica, culturale, sociale e politica dei dieci stati dell’ASEAN lascia presupporre che il rush finale vero l’AEC 2015 non sarà certo privo di ostacoli. Alcuni esperti ritengono che sinora siano caduti in primo luogo gli ostacoli commerciali politicamente semplici da superare.

Rajiv Biswas crede che le attuali trattative in merito alla circolazione delle persone e soprattutto in merito alla libera circolazione dei capitali potrebbero sfociare in conflitti tra i singoli stati. “Alcuni stati temono che una AEC possa offrire nascondigli grazie ai quali Paesi terzi possano acquistare compartecipazioni chiave alle importanti industrie negli stati dell’ASEAN.” Ciò porterebbe in alcuni stati-membri ad una violenta opposizione politica.

Un assaggio della consapevolezza della regione e della crescent opposizione contro il possibile controllo estero lo abbiamo avuto lo scorso marzo dall’Indonesia, quando Giacarta limitò sorprendentemente al 49% il grado di compartecipazione che una ditta straniera può raggiungere in un’azienda indonesiana per l’estrazione delle materie prime. Per quanto riguarda la future AEC, gli investitori farebbero quindi meglio a puntare sulle cooperazioni e sulla creazione del valore aggiunto locale.

Presenza locale

Bosch Rexroth è presente sin dagli anni ’70 nella regione dell’ASEAN e crea competenze locali. “Noi consideriamo l’ASEAN come una delle regioni con il maggiore tasso di crescita per il settore mondiale dell’industria meccanica. Come la Cina, questa area sta raggiungendo gli stati industrializzati”, afferma il Dr. Karl Tragl, Presidente del Consiglio d’Amministrazione della Bosch Rexroth AG. L’azienda rafforza quindi la creazione del valore aggiunto locale mediante prestazioni di servizi e know-how.

Il più grande volume di mercato per l’industria meccanica è offerto da Singapore, patria dei maggiori costruttori mondiali di piattaforme off-shore. Bosch Rexroth ha acquisito in questo settore una quota del mercato regionale pari al 30% circa. Nell’industria mineraria e con la lavorazione primaria si afferma il trend verso una più forte automazione. Rexroth accompagna le aziende operanti nel settore dell’industria mineraria e della lavorazione primaria con capacità in loco per l’engineering, la messa in servizio e l’assistenza. Grazie alla meccanizzazione dell’agricoltura, Rexroth opera a stretto contatto con i costruttori locali di mietitrici per riso, canna da zucchero e ananas.

Così come avviene per le macchine operatrici mobili per l’edilizia anche qui svolgono un ruolo importante le inasprite prescrizioni mondiali sulle emissioni. Rexroth è leader a livello mondiale nel collegamento dei controlli per motore diesel e controlli idraulici, come presupposto per il rispetto della norma sulle emissioni TIER 4 final. Nel Factory Automation sono due i settori che caratterizzano attualmente la crescita: l’elettronica e i semiconduttori, nonché i prodotti alimentari e il confezionamento. Qui le aziende locali e regionali fanno affidamento soprattutto su machine europee e asiatiche. Rexroth supporta i costruttori di macchine e gli utilizzatori con capacità locali per la messa in esercizio e una fitta rete di assistenza.

 
 
 

Autore


 

Urs Wälterlin, corrispondente per l’Handelsblatt da Sud-Est Asiatico e Oceania