Marginal Column

Il Prof. David Dornfeld dirige il laboratorio per le tecniche di produzione e sostenibilità (LMAS), nonché il gruppo di studio per le tecniche di produzione sostenibili presso l’Università di Berkeley (smp.berkeley.edu).

Le sue materie principali sono la produzione sostenibile, l’analisi dei processi produttivi, la produzione di precisione nonché il monitoraggio e l’ottimizzazione dei processi. Maggiori informazioni sono disponibili sul suo blog.

“Le aziende penseranno sempre più in grande.”

 

Professor Dornfeld, dove si devono ricercare le origini di una produzione sostenibile attenta all’impiego delle risorse ?

Il precursore in questo ambito deve essere stata l’industria dei semiconduttori e dell’elettronica, un settore con un elevato consumo di diverse sostanze chimiche, piombo, acqua completamente desalinizzata e, appunto, energia. Soprattutto a causa di questi materiali e sostanze, questo settore era uno dei rami dell’industria maggiormente sottoposto a rigide regolamentazioni. Pertanto si è iniziato qui molto presto, forse 15 o 20 anni fa, a ridurre il consumo di risorse e sostanze ausiliarie, nonché a ridurre la produzione di rifiuti, muovendo in tal modo i primi passi in direzione di una produzione sostenibile. Naturalmente, in origine si trattava anche di far risparmiare alle aziende costi ed energia.

Quali sono i fattori principali che oggi motivano un’impresa ad orientarsi verso una produzione sostenibile?

In seguito ad un sondaggio sono stati recentemente indicati 50 motivi che parlano in favore della produzione sostenibile. È interessante notare che, per quanto concerne i 7-8 motivi citati con maggiore frequenza, non si tratta di denaro, bensì molto più della buona reputazione dell’azienda, della competitività, dell’impressione sul mercato, della soddisfazione dei collaboratori e dell’interesse come datore di lavoro. Anche le normative sulla tutela dell’ambiente, le variazioni nella domanda dei consumatori ed eventualmente i vantaggi nei confronti della concorrenza svolgono un ruolo importante, in linea con lo slogan: “I nostri prodotti sono “verdi”. Quelli dei nostri concorrenti invece no”.

Quali sono le maggiori sfide da affrontare per convertirsi con successo ad una produzione sostenibile?

La sfida più grande consiste nella valutazione del ritorno sugli investimenti. Se le imprese specificano nuove macchine, allora sanno come possono fare per quantificare gli incrementi di produttività, i risparmi sui costi di manutenzione e sui costi per ogni pezzo prodotto. Tuttavia nel caso della produzione sostenibile la questione è leggermente più complicata.

Io credo che gradualmente si stia iniziando a prendere in considerazione anche i calcoli relativi all’energia. Così ad esempio è possibile calcolare quanto inciderebbe il costo per il raffreddamento supplementare di un edificio, che viene surriscaldato dal calore di scarico delle macchine. È importante sapere dove deve essere ricercato il potenziale del risparmio: nei costi legati alle forniture, nella distribuzione dello spazio all’interno dell’azienda e nell’ambito della produttività. Le grandi imprese come, ad esempio, quelle del settore automotive hanno naturalmente i mezzi necessari per valutare il ritorno degli investimenti. Le aziende di dimensioni minori spesso non dispon-gono delle risorse necessarie o non hanno il tempo per eseguire un’analisi dettagliata.

Quale ruolo può svolgere l’automazione nel contesto di una conversione alla produzione sostenibile?

In primo luogo grazie all’automazione è possibile gestire il consumo energetico in funzione dell’effettivo fabbisogno. In secondo luogo l’automazione consente di razionalizzare gli spazi all’interno dell’azienda e, quindi, di incrementare la produttività per metro quadro. Con una automazione degli edifici ben congegnata in un’azienda sarà possibile riscaldare o raffreddare superfici meno estese. Un’ulteriore possibilità consiste nel recuperare l’energia in eccesso, riscontrabile in una determinata area, per poi riutilizzarla in un altra zona. È anche possibile velocizzare i processi produttivi. Solamente una piccola parte del consumo energetico è imputabile alla produzione effettiva. Qualora sia possibile produrre più rapidamente, ciò consente di ottenere un impiego dell’energia molto più efficiente nelle macchine.

In questo contesto l’automazione può garantire che venga dedicata più energia alla produzione effettiva, non appena le macchine entrano in funzione. L’automazione può anche fornirci migliori informazioni in merito al consumo dell’energia e delle risorse. Attualmente stiamo lavorando ad un’iniziativa di Bosch Rexroth (ndr: Rexroth 4EE), la quale prevede di seguire profili energetici al fine di determinare se qualcosa può incrementare il consumo dell’energia e delle risorse oppure arrivare a provocare un malfunzionamento, fatto che rappresenterebbe naturalmente un vero spreco di risorse.

In quali settori la produzione sostenibile ha registrato i maggiori progressi?

Alcuni produttori di mobili e tappeti hanno esaminato attentamente i materiali che venivano utilizzati e hanno verificato quali influenze avevano sul recycling e altri processi. Un produttore di tappeti ha, ad esempio, evitato parecchie centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti collocati a discarica, perché egli ritira i suoi tappeti e li riutilizza per la produzione di tappeti nuovi. Anche nell’ambito dei produttori di apparecchi elettronici sono attualmente in rilievo attività volte al riutilizzo e al riciclaggio di componenti, stampanti e PC.

Come è possibile stabilire se un’azienda è effettivamente “verde”? Ci sono possibilità di qualificare questo aspetto?

Eventuali parametri in proposito possono essere, ad esempio, il consumo dell’energia della rete pubblica o le emissioni. È naturalmente possibile prendere come criterio il consumo energetico per pezzo prodotto oppure per € di fatturato. Tuttavia anche il consumo di acqua e altre risorse, nonché la produzione di rifiuti, possono essere presi altrettanto in considerazione. L’obiettivo è un processo produttivo senza rifiuti. Una serie di Case automobilistiche americane lavora da qualche tempo molto attivamente per sviluppare processi produttivi senza alcun rifiuto. Un produttore vuole raddoppiare le sue vendite entro il 2050, continuando tuttavia ad utilizzare la stessa quantità di acqua che usa oggi. Alcuni venditori al dettaglio prestano particolare attenzione agli scarti e agli imballi, al fine di ridurre i costi di smaltimento e di contribuire alla valutazione dell’efficienza.

Dove pensa che arrivi la produzione sostenibile tra 20 anni?

Le aziende penseranno sempre più in grande. Rileveranno i dati corretti e li seguiranno attraverso la loro catena di fornitura. Prenderanno in considerazione l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla trasformazione della materia prima in prodotto finito fino allo smaltimento. Anche gli utilizzatori diverranno più attenti all’intero ciclo di vita del prodotto e terranno conto di quali conseguenze ambientali avrà la produzione e lo smaltimento di un prodotto: ciò dovrebbe essere un chiaro stimolo a “convertirsi” alla produzione sostenibile.