Marginal Column

Prof. Alexander Verl

Da aprile 2014 Alexander Verl è Direttore del Dipartimento Marketing Tecnologico e Modelli Aziendali dell’Associazione Fraunhofer. In precedenza, il Professore ha diretto l’Istituto Fraunhofer per le Tecnologie di Produzione e l’Automazione (IPA) ed è stato Titolare della Cattedra di Tecnologie di Controllo per Macchine Utensili ed Apparecchiature di Produzione all’Università di Stoccarda, Germania.

“Gli esseri umani non cederanno il controllo”

Prof. Alexander Verl ci parla del significato di automazione, competenza ed etica del lavoro nella velocizzazione dei processi produttivi dell’industria meccanica.

 

Quali requisiti di mercato valgono per l’industria meccanica in ambito Time to Market?

Nella produzione, l’obiettivo a lungo termine è personalizzare le produzioni di grande serie. Tutto ciò comporta molti aspetti di grande complessità: processi, macchine e interfacce di comando sono infatti sempre più impegnativi da gestire. Per contro, ogni macchina deve poter essere comandata con due o tre movimenti. Riguardo alle tecnologie di controllo, quindi, dobbiamo pensare a soluzioni sempre più essenziali: nell’industria meccanica occorre infatti implementare i requisiti del cliente nel modo più esatto, intuitivo e conveniente.

Necessariamente si arriva quindi ad un grado di automazione tale che il cliente possa configurare il prodotto desiderato senza il supporto di uno specialista e possa inserirlo direttamente nella produzione, mantenendo comunque il pieno controllo su costi e tecnologie. Alcune Case automobilistiche offrono già addirittura applicazioni che consentono al cliente di assemblare la vettura come la desidera: concluso il processo, si riceve la comunicazione del prezzo e si passa in Concessionaria con i dati.

In futuro, tutto ciò sarà possibile anche per le macchine. Le industrie meccaniche devono reagire a questa esigenza dei clienti, approntando gli opportuni configuratori e modularizzando i prodotti. Se poi, oltre alle singole configurazioni, il sistema saprà anche come automatizzare la realizzazione del prodotto, il prodotto stesso si potrà creare più velocemente.

Come possono simulazione e integrazione contribuire a ridurre i tempi?

Già da tempo le aziende di automazione dispongono delle necessarie capacità di integrazione e autorganizzazione; ora il lavoro più difficile è trarre anche vantaggi da questa integrazione: neppure il livello finale di “Industria 4.0”, farà sì che ogni apparecchio comunichi con qualsiasi altro, o che le gerarchie di automazione scompaiano. Chi troverà il giusto equilibrio fra autoconfigurazione, integrazione ed erogazione di dati di produzione, sarà in posizione di vantaggio.

Le tecnologie di simulazione sono utili all’intero processo: nel caso ideale, un reparto Vendite può utilizzare la simulazione già nel primo colloquio con il cliente, per chiarire se le esigenze di quest’ultimo siano state comprese. Inoltre, ciò consente di attingere ai migliori componenti già disponibili, risparmiando inutili sforzi al reparto Sviluppo. Lo sviluppatore, a sua volta, con la simulazione può accertarsi se il proprio capitolato risponda ai requisiti del cliente.

In sintesi, se la simulazione è adeguatamente precisa, si comporta come una vera macchina: quindi, se un’unità di controllo funziona a dovere nella simulazione, farà altrettanto anche nella realtà. Ormai molte macchine sono talmente complesse che è impossibile procedere ad una loro economica messa in servizio senza una simulazione. L’impiego delle simulazioni si può quindi estendere fino, appunto, alla messa in servizio e alla successiva manutenzione. Se il Servizio Assistenza dispone di un modello esatto dell’applicazione del cliente, potrà analizzare molto precisamente, anche a distanza, tanto le problematiche, quanto le eventuali richieste di modifica.

Quale ruolo gioca in tutto ciò la dimensione umana, ad esempio la collaborazione fra cliente e fornitore?

Nel processo di velocizzazione, molto dipende da quanto il cliente consenta di accedere ai propri dati: già attualmente, i software permettono alle macchine di raggiungere una sicurezza quasi assoluta; per contro, in tali casi, il software rileva anche molto esattamente come l’uomo utilizzi effettivamente la macchina, il che, naturalmente, è un ambito potenzialmente conflittuale.

Nel colloquio con il cliente, il tema della competenza è cruciale, soprattutto nel caso ideale di simulazione già visto: quello, per così dire, di un’automazione del settore Vendite. Vi è poi un interessante studio condotto dalla Federazione Internazionale della Robotica (IFR)*, che mostra come nei Paesi ad alto tasso di automazione robotica la disoccupazione sia particolarmente bassa: dove vi sia già un elevato grado di automazione, infatti, i costi del lavoro sono sempre meno importanti.

Ma i costruttori che finora hanno soprattutto puntato su bassi costi del lavoro non possono saltare semplicemente su quest’altro treno, poiché gli investimenti sarebbero troppo elevati. Con questo know-how e gli opportuni strumenti software, anche il settore Vendite si può ottimizzare digitalmente al punto tale che ai concorrenti non resta che investire grandi cifre.

Quali sviluppi prevede in questo ambito? A quale punto saremo fra cinque anni?

Sotto il profilo internazionale assisteremo ad un avvicinamento; in Asia, tuttavia, agli argomenti “integrazione” e “dimensione lotto 1” non si darà grande importanza neppure nei prossimi cinque anni. In tale ottica, anche le fluttuazioni di personale in Asia sono di gran lunga eccessive, con un know-how in costante emigrazione che va nuovamente trasmesso.

La crescita nei settori High Tech pianificata a livello statale non è così semplice, in realtà: è qualcosa che si può osservare anche in Germania, dove la prevista svolta nelle politiche energetiche non sta funzionando come ci si aspettava. Quanto all’industria meccanica, noi europei manterremo comunque la leadership, mentre la Cina, forse, allora ci avrà già superato in altri settori.

Esistono nuove tecnologie che in futuro potrebbero rivoluzionare questo ambito?

La Augmented Reality può risultare utile al riguardo. In Istituto, ad esempio, filmiamo le persone al lavoro e ne otteniamo avatar che svolgono le stesse attività in un ambiente virtuale: possiamo così determinare con grande esattezza le sollecitazioni fisiche ed ottimizzare i processi di lavoro. Per il futuro, anche gli esoscheletri sono un argomento interessante: citando un piccolo esempio, questi apparecchi potranno essere d’aiuto alle infermiere nel muoversi correttamente spostando i pazienti. E prima o poi si arriverà anche all’ambito cognitivo, ossia all’intelligenza artificiale; ma al momento non è ancora prevedibile che noi esseri umani cederemo il controllo.


* “Positive Impact of Industrial Robots on Employment”, International Federation of Robotics, London 2011